I cani sono gente di cervello, conoscono ogni nesso politico.
Gogol in I racconti degli "Arabescchi": Il diario di un pazzo
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Italia – magnifico paese!
Per te l'anima geme e si strugge...
Gogol in Quattro poeti russi per l'Italia, Poesia (aprile 2005)
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I librai sono una razza tale che senza nessun rimorso di coscienza li si potrebbe impiccare al primo albero!
Gogol in una lettera a Puşkin (7 ottobre 1835)
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Hanno un bell'essere stupide le parole dello sventato: esse, a volte, sono sufficienti per confondere l'intelligente.
Gogol in Le anime morte (1965)
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Davanti a me il Vesuvio. Adesso butta fiamme e fuma. Uno spettacolo straordinario! Figuratevi un enorme fuoco d'artificio che non s'arresta per un solo minuto.
Gogol in una lettera alla madre da Napoli (1838)
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Mi ero accorto che nelle mie opere avevo riso gratuitamente, senza un perché. Quando si ha da ridere val meglio ridere forte di quel che merita che tutti ridano.
Gogol in Confessione
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L'uomo è creatura siffattamente mirabile che non puoi mai enumerarne tutte le virtù d'un sol fiato e, più lo scruti, più cose singolari discopri – e il descriverle non avrebbe mai fine.
Gogol in I racconti degli "Arabescchi": Il corso Nevà
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Minacciosa, orrenda è la vecchiaia che vi sta innanzi, e nulla ridà indietro! La tomba è più misericordiosa di lei, sulla tomba sta scritto: qui è sepolto un uomo; ma nulla si legge sui freddi, insensibili tratti dell'umana vecchiaia.
Gogol in Le anime morte (1965)
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Da tempo avevo il sospetto che i cani fossero più intelligenti degli uomini; ed ero perfino convinto che potessero parlare, ma che, soltanto, ci fosse in loro una specie di cocciutaggine. Sono dei grandi politiconi: osservano ogni cosa, non perdono una sola mossa di una persona.
Gogol in I racconti degli "Arabescchi": Il diario di un pazzo
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Ma al mondo non c'è nulla di duraturo e perciò anche la gioia, nell'attimo che segue, non è già più così viva; poi essa diventa ancor più debole e, infine, inavvertitamente si confonde con lo stato d'animo abituale, come nell'acqua un cerchio prodotto dalla caduta d'un sassolino finisce per confondersi con la superficie liscia.
Gogol in I racconti di Pietroburgo: Il naso (1967)
Aggiunto di Simona Enache
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