
Sapevo che la vita era cara, ma in ospedale ho capito che la morte è ancora più cara.
aforisma di Valeriu Butulescu, traduzione di Giocondina Toigo
Aggiunto di Simona Enache
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Citazioni simili

Libertà va cercando, ch'è si cara come sa chi per lei vita rifiuta.
citazione di Dante Alighieri
Aggiunto di Simona Enache
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Parigi, o cara, noi lasceremo, la vita uniti trascorreremo.
Giuseppe Verdi in La traviata (1853)
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Mia cara ragazza, ti amo ancora e ancora e senza riserve... In ogni modo possibile, anche le mie gelosie non erano che agonie dell'Amore, nelle fitte piu intense che mai ho provato, sarei morto per te. Tu sempre nuova. L'ultimo dei tuoi baci era il piu dolce, l'ultimo sorriso il piu luminoso, l'ultimo movimento il piu aggraziato.
John Keats in lettera a Fanny Brawne (1820)
Aggiunto di Simona Enache
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Cara Lili, sei stata a lungo
Cara Lilli, sei stata a lungo
tutta la gioia, tutto il mio canto;
adesso, ahimè, sei tutto il mio dolore, eppure
sei tutto il mio canto ancora.
poesia di Goethe
Aggiunto di Simona Enache
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Sonetto XXIII
Deh, s'io potessi vivere fin d'oggi,
Domani e sempre, tra le sole braccia
Dell'uomo amato, e s'egli mi dicesse
Stringendomi al suo petto: "O amica cara,
Amiamoci fra noi, ben soddisfatti
L'uno dell'altra, senza che più nulla
Possa in vita dividerci"; se, al colmo
Del possesso fra noi, mentre lo tengo
Stretto al pari dell'edera e del fusto,
La morte invidiosa ci strappasse,
L'uno all'altra, per sempre, allora, al colmo
Dei nostri amplessi, esalerei lo spirito
Mio sulle labbra sue, fino a morirne
D'una felicità che non ha nome.
poesia di Louise Labe
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Fuggiamo dunque verso la nosta cara patria, questo è il consiglio più vero che si può raccomandare.
Plotino in Enneadi, I, 6, VIII
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Tarzan: È una cosa lunga a spiegarsi; ma è così: sapevo scrivere, ma non sapevo parlare. E dopo, DʹArnot ha complicato le cose in modo ancora peggiore, perché mi ha insegnato a parlare francese invece che inglese.
replica da Tarzan delle scimmie, scenario di Edgar Rice Burroughs (1912), traduzione di Renato Caporali
Aggiunto di Dan Costinaş
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Se hai capito che gli uomini sono dei bambini allora hai capito tutto della vita.
citazione di Coco Chanel
Aggiunto di Simona Enache
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A Firenze
E tu ne' carmi avrai perenne vita
Sponda che Arno saluta in suo cammino
Partendo la città che del latino
Nome accogliea finor l'ombra fuggita.
Già dal tuo ponte all'onda impaurita
Il papale furore e il ghibellino
Mescean gran sangue, ove oggi al pellegrino
Del fero vate la magion s'addita.
Per me cara, felice, inclita riva
Ove sovente i piè leggiadri mosse
Colei che vera al portarnento Diva
In me volgeva sue luci beate,
Mentr'io sentia dai crini d'oro commosse
Spirar ambrosia l'aure innamorate.
poesia di Ugo Foscolo
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Non ho mai rivelato a nessuno quello che era successo davvero. Non sapevo ancora che, prima o poi, l'oceano del tempo ci restituisce i ricordi che vi seppelliamo.
Carlos Ruiz Zafon in Marina
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Il solo fatto che tanti uomini credano ancora utile fare professione di ateismo e giustificare la loro incredulità con argomenti quali, ad esempio, l'esistenza del male, lascia abbastanza vedere che la questione rimane ancora viva. Se la morte di Dio significa la sua morte finale e definitiva nello spirito degli uomini, la vitalità persistente dell'ateismo costituisce per l'ateismo stesso la sua più seria difficoltà. Dio sarà morto negli spiriti solo quando nessuno penserà più a negare la sua esistenza. Nell'attesa che l'ateismo finisca con lui, la morte di Dio rimane un rumore che aspetta ancora conferma.
Etienne Gilson in L'ateismo difficile
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La Malinconia
Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente
che mi divaghi.
Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S'apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.
Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.
Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l'amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.
Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch'altro non spero.
Quando non s'ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.
Io non sapevo
questo; ora bevo
l'ultimo sorso amaro
dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,
al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.
Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.
poesia di Umberto Saba da Dal Canzoniere
Aggiunto di Simona Enache
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In Cioran, anche il finale è paradossale: sotto le perfusioni, su un banale letto d'ospedale, dopo una vita trascorsa a incoraggiare il suicidio.
aforisma di Valeriu Butulescu (giugno 2010), traduzione di Simona Enache
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Avventurati giorni di sempre cara rimembranza pel mio paese, quando tutti uniti in un solo pensiero, in una sola speranza, gli occhi nostri si volgevano mesti alla Lombardia, che alfine salutavamo terra di fratelli! Non un Piemontese che non trasalisse al suono di loro catene, che non sentisse ribollirsi il sangue all'immagine di un Milanese prostrato sotto il bastone di austriaco caporale.
Santorre di Santarosa in Storia della rivoluzione piemontese del 1821 del conte di Santarosa (1850)
Aggiunto di Simona Enache
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Quello che non si sopporta nella morte è dover diventare un cadavere: qualcosa che è ancora vita.
aforisma di Mauro Parrini da L'aforisma in Italia. Antologia dal Premio “Torino in Sintesi” (settembre 2011)
Aggiunto di Simona Enache
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Non trovando ciò che cercavo, alzai le palpebre stravolte più in alto, ancora più in alto, finché scorsi un trono, formato d'escrementi umani e d'oro, su cui troneggiava con orgoglio idiota, col corpo ricoperto d'un sudario fatto di sudice lenzuola d'ospedale, colui che da sé si denomina il Creatore!
Conte di Lautréamont in I Canti di Maldoror (1989)
Aggiunto di Simona Enache
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L'ora nostra
Sai un'ora del giorno che più bella
sia della sera? tanto
più bella e meno amata? È quella
che di poco i suoi sacri ozi precede;
l'ora che intensa è l'opera, e si vede
la gente mareggiare nelle strade;
sulle mole quadrate delle case
una luna sfumata, una che appena
discerni nell'aria serena.
È l'ora che lasciavi la campagna
per goderti la tua cara città,
dal golfo luminoso alla montagna
varia d'aspetti in sua bella unità;
l'ora che la mia vita in piena va
come un fiume al suo mare;
e il mio pensiero, il lesto camminare
della folla, gli artieri in cima all'alta
scala, il fanciullo che correndo salta
sul carro fragoroso, tutto appare
fermo nell'atto, tutto questo andare
ha una parvenza d'immobilità.
È l'ora grande, l'ora che accompagna
meglio la nostra vendemmiante età.
poesia di Umberto Saba
Aggiunto di Simona Enache
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Va pensiero
Va', pensiero, sull'ali dorate.
Va', ti posa sui clivi, sui coll,
ove olezzano tepide e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate.
O mia Patria, sì bella e perduta!
O membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
perché muta dal salice pendi?
Le memorie del petto riaccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati,
traggi un suono di crudo lamento;
o t'ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtù
al patire virtù!
canzone, musica di Giuseppe Verdi, versi di Temistocle Solera da Nabucco (1841)
Aggiunto di Simona Enache
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Alla sera
Forse perché della fatal quiete
Tu sei l'immago a me sì cara vieni
0 sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge;
E mentre lo guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
poesia di Ugo Foscolo
Aggiunto di Simona Enache
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Mussa vernacola
Un tempo un buon odore la brezza leggera
portava su dalla marina cara
ma ora con le risaie, questa è bella,
arriva una puzza davvero rara.
Non mi hanno voluto ascoltare quando ripetevo
di non coltivare il riso nella palude
e i ricchi, quando mi recavo laggiù,
mi facevano scappare come un povero pesce
per cercare di farmi poi finire nella rete.
Ma io con arte disfacevo la matassa
scrivendo a Gorizia le ragioni
che però non sono servite, perché il padrone
alla fine è sempre lui a vincere e intanto il povero
ha perduto le mucche ed il suo lavoro.
poesia di Leonardo Brumati (1837)
Aggiunto di Simona Enache
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